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5 Cose Insospettabili che ti Rovinano i Social Media…

L’errore più comune nel pianificare i nostri canali social è quello di ignorare totalmente sia tutto quello che riguarda il nostro business, sia il nostro lato emotivo. Nel primo caso sembra assurdo visto che utilizziamo i social per promuoverci, ma leggendo questo articolo ti renderai conto di quanto è facile cadere in errore.

La maggior parte dei problemi che riguardano la comunicazione sui social è dovuta a cause molto diverse da quello che ci si aspetta, ti faccio qualche esempio:

  • “Non so cosa pubblicare!” è molto spesso in realtà “Non ho chiarezza riguardo la direzione che voglio prendere con il mio business e mi sento sotto a un treno.”;
  • “Ho paura che i miei post vengano totalmente ignorati” in realtà significa più spesso proprio il contrario, e cioè la paura che invece ti diano tanta visibilità a cui forse non sei pronta;
  • e non dimentichiamoci il fatidico “Pubblico poco perché non voglio che mi copino le idee”, tradotto: “Vivo nel terrore più assoluto che domani il mio business imploderà per scarsità di idee/clienti/denaro ARGH!”.

Ora smetti pure di arricciare il naso, lo so io e lo sai tu che quello che ho scritto sopra è vero, e se ti stai dicendo “No, non è vero per niente!” allora ti invito a individuare da te quali potrebbero essere le ragioni per cui non riesci a far ingranare il tuo marketing sui social.

Qualcuna di queste potrebbe essere tra le cinque che ti elenco qui sotto, leggi pure e poi datti una bella pacca sulla spalla se ti riconosci in almeno una (significa che sai essere onesta con te stessa, che è il primo passo verso una crescita bomba, complimenti!).

Ecco le cinque classiche cause del rifiuto da social media (e di conseguenza di canali social brutti e inutili ai tuoi scopi):

  1. La sindrome dell’impostore
  2. Il giudizio
  3. La paura della visibilità
  4. Il non saper stabilire le giuste priorità
  5. La confusione sul tuo business

1: La sindrome dell’impostore

Se c’è lei, c’è poco da dare la colpa ai social media: prima di chiederti perché provi una certa resistenza verso uno strumento che ti permetterebbe di raggiungere molte persone e promuovere la tua attività (ovvero i social), bisogna vedere perché non ti senti all’altezza di svolgere il tuo ruolo.

La sindrome dell’impostore è quella continua sensazione di non essere abbastanza preparata per fare qualsiasi cosa, ad esempio se vuoi vendere corsi di yoga online la sindrome dell’impostore ti potrebbe parlare così: “Ma dove vado a vendere corsi di yoga online se pratico yoga solo da 5 anni e non sono mai andata in India!”. Magari invece hai un diploma da insegnante di una scuola rispettabilissima e i tuoi clienti in studio ti dicono di continuo quanto lo yoga sia più facile e piacevole fatto con te piuttosto che con altri insegnanti.

Ma alla sindrome dell’impostore non interessa, tu non sei all’altezza, checché ne dicano gli altri, e dovresti praticare almeno altri 5 anni per 12 ore al giorno e prenderti altri sette diplomi in tutti gli ashram che trovi. Suona già sentito?

Un’altra caratteristica della sindrome dell’impostore è quella di una continua ansia di background che ti fa pensare che prima o poi qualcuno ti smaschererà platealmente: la paura è proprio di un cataclisma sociale in cui qualcuno mette i manifesti che dicono “Tizia è una truffatrice! Lo yoga non sa nemmeno dove sta di casa, ha un diploma di una scuola finta, non sa nemmeno fare la verticale sulla testa!”.

Ecco se ti frulla in testa qualcosa di simile a quello che ho appena descritto, sappi che è impossibile che tu abbia un rapporto sano con i social media, proprio in virtù del fatto che i social per la tua sindrome dell’impostore rappresentano un vero e proprio suicidio. Sarebbe come andarsi a consegnare nelle mani dell’aguzzino di propria spontanea volontà.

Come risolvere:

  • Parlane con gli altri. Fidati, parlandone con altre persone in posizioni simili alla tua scoprirai che quello che senti è molto più comune di quanto non pensi, e fa tanto bene scoprirlo!
  • Chiediti qual è la paura alla radice della paura di essere smascherata. Un buon metodo per scoprire quale reale paura si nasconde sotto alla sindrome dell’impostore è il journaling: domandati “Cosa succede se non sono in grado di aiutare un mio cliente?”. Dopo che ti sei risposta, domandati di nuovo “E poi?”. Quando sembra che non ci sia altro da aggiungere chiediti di nuovo “E poi, che succede poi?” finché non arrivi a qualcosa che ti suona veramente strano o proprio non riesci ad andare più a fondo. Di solito quella è la vera ragione della paura, e quando l’hai trovata sei già un passo avanti e puoi processarla per lasciarla andare.
  • Studia. Non te lo aspettavi che ti dicessi studia, eh? Qualche volta è la soluzione giusta, ma non usarla come scusa per non lavorare. Semplicemente, se ti senti insicura su dei temi in particolare, smetti di procrastinare e fatti una cultura a riguardo, o perlomeno assimila le informazioni che ti fanno sentire più sicura e con una base più solida.
  • Facci pace. Anche Michelle Obama soffre di sindrome dell’impostore, quindi non sarà il caso di farci pace e continuare per la tua strada? Un po’ di insicurezza ci sarà sempre, soprattutto se sei una che osa, sperimenta e cresce sia nella vita che nel business, per cui quando senti la sindrome dell’impostore che sbuca da quell’angolo recondito dove l’avevi cacciata la volta precedente, salutala e dille: “Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?” e poi vai avanti a fare quello che ti eri prefissata di fare.

2: Il giudizio

Quando abbiamo tanti giudizi nei confronti degli altri spesso la cosa si ritorce contro di noi.

Ad esempio, ti capita spesso di giudicare gli altri? E nello specifico, ti capita di giudicarle per quello che condividono sui social media, come condividere troppe cose della loro vita privata, o promuovere troppo il loro business?

Ecco, hai appena trovato un’altra delle cose che ti rovina i social intesi come mezzo per far ingranare il tuo business. Quando giudichiamo gli altri, soprattutto quando lo facciamo perché in qualche modo siamo infastiditi da quello che fanno, è sempre sempre sempre un campanello d’allarme per qualcosa che abbiamo dentro.

Quindi se giudichi qualcuno perché pubblica troppo sui social, c’è una parte di te su cui andare a lavorare perché quella parte di te è costantemente di guardia e ti dice cose tipo: “No questo non condividerlo, poi pubblichi troppo” e magari sotto sotto c’è anche un qualcosa tipo: “E quante cose vuoi condividere, gli altri poi si scocciano, diventi fastidiosa, magari poi diventano invidiosi e ti parlano alle spalle.”. Din din din, il campanello lo sento fino a qui, che vogliamo fare?

Ecco qualche consiglio per evitare che questa brutta abitudine del giudizio (ops, ho appena giudicato :D) diventi un circolo vizioso che ci blocca e basta.

Come risolvere:

  • Osservati. Visto che comunque passi un sacco di tempo a fare scrolling agonistico su Facebook e Instagram (dai non negare), usa questo tempo per osservarti. Quale pensiero ti passa per la testa quando quella tua amica freelance pubblica un successo di un suo cliente? E quando qualcuno sta promuovendo un suo servizio? Prendi nota di questi giudizi ed eccolo lì, hai trovato qualcosa di concreto da risolvere con te stessa.
  • Chiediti se è proprio vero che gli altri farebbero lo stesso con te. Se la paura di base è che gli altri ti giudichino per quello che condividi sui social, chiediti se è proprio vero che tutti la pensino come te. Ti rispondo io direttamente: no, non è vero. Esiste il  false consensus effect, ed è una simpatica cosa che fa la nostra mente: ci convince che le persone che hanno le nostre stesse opinioni e che la pensano come noi sono molte di più di quanto non siano in realtà. Direi che in questo caso va a nostro discapito, quindi riflettici e sii cosciente del fatto che 9 volte su 10 agli altri frega poco di quello che fai (ok questo non è propriamente un dato statistico, ma puoi constatarlo sicuramente nel tuo vissuto).

3: La Paura della Visibilità

Ecco un altro grande scoglio che colpisce soprattutto le donne, e il perché è molto semplice da spiegare: ci viene insegnato sin da piccole a non attrarre tanto l’attenzione perché è pericoloso, a ridere piano, a non gridare, a stare al nostro posto e in linea di massima, a non essere troppo visibili perché non sta bene/poi gli altri pensano male. 

Anche a te sono state insegnate queste storielle nella tua vita? Io direi che è ora di levarsele di torno perché non ci servono più e anzi, ci limitano parecchio nell’espressione di noi stesse e nella promozione della nostra attività. 

Ci tengo a precisare che se ti è successo qualcosa in passato che è collegato a uno dei temi che ho citato prima, è proprio il caso di affrontarli nella sede appropriata perché fidati, anche se non ti sembrano affatto collegati alla tua difficoltà con il marketing, in realtà lo sono, e anche tanto. 

Come risolvere:

  • Consapevolezza. Il primo passo è accettare che alcune delle cose che ho menzionato sopra ti sono successe, e che ancora influenzano il tuo modo di agire oggi. Chiaramente se già stai lavorando su queste tematiche delicate con un professionista, sei sulla buona strada per fare passi avanti anche nel tuo lavoro di visibilità sui social.
  • Fai il collegamento. Il secondo passo è fare il collegamento effettivo tra le cose che ti sono successe, o le storie che ti hanno raccontato e che tu ancora ti racconti, e la tua difficoltà a essere visibile. Ti faccio un esempio: se a scuola sei stata bullizzata per via della tua passione per il disegno, è facile che quel dolore risalga in superficie come un memento mori ogni volta che tenti di promuovere le tue tavole, o dire a qualcuno che lavoro fai. Questo è un esempio diretto, ma i collegamenti possono essere anche meno ovvi, come ad esempio un genitore iperprotettivo e la tua paura irrazionale di apparire in video. Ti invito a fare un bel lavoro di scavo con il metodo che più ti piace (journaling, psicoterapia, Theta Healing, quello che più ti aggrada) per scovarli.
  • Affrontalo. Questo è il momento di spiegare a te stessa con amore che no, non è la stessa cosa, adesso sei al sicuro ed essere visibile per portare clienti al tuo business non scatenerà l’apocalisse. Andrà tutto bene, soprattutto se la parte più profonda di te ne è convinta. Un metodo che piace a me per superare le paure è quello che ti ho suggerito al punto sulla sindrome dell’impostore, ovvero il chiederti cose c’è alla radice della tua paura attraverso la domanda ripetuta “E se quello che temo succede, poi che succede?”. 

4: Il non saper stabilire le giuste priorità

Finalmente usciamo dal pantano delle emozioni, traumi e quant’altro ed entriamo in un ambito un po’ più pratico, in questo caso le priorità sballate.

Quando cominci a utilizzare i social per promuoverti, la priorità non è avere un branding a 5 stelle o postare la foto perfetta, ma è interagire con gli altri. In parole povere, se stai investendo tantissime energie e soldi nel produrre contenuti perfetti ma non stai interagendo con il tuo potenziale pubblico, è fatica sprecata.

Se fossi all’inizio, spenderei più soldi in pubblicità su Facebook che non in un logo strafigo o un sito super professionale (lo so, per molti sto dicendo un’eresia, ma seguimi nella mia logica un po’ al contrario ché ora ti spiego tutto).

Se spendo tutto il mio budget e il mio tempo nel creare prodotti perfetti nel mio negozio perfetto ma nessuno sa dell’esistenza del suddetto, cosa ho risolto? Nulla, perché ora sono senza budget per far arrivare persone al mio negozio e dovrò racimolare un sacco di tempo qua e là per andare a conoscere persone e portarle da me. 

Certo se ho soldi e tempo per tutto allora meglio fare le cose nell’ordine classico, quindi fare la tua ricerca di mercato molto approfondita, parlare con quanti più clienti ideali possibile, creare il tuo brand, fare il tuo business plan, la tua strategia di marketing, le tue foto fighe, i tuoi calendari editoriali e via così, partendo in quarta. 

Come risolvere: 

  • Fai una valutazione onesta. Valuta le tue possibilità, il tuo budget e il tempo che hai a disposizione per lavorare ai tuoi social. Sei sicura che se ti prendi 15 ore a settimana per creare contenuti, fare foto e video, perfezionare la tua grid di Instagram, poi ti rimanga del tempo per andare a interagire con il tuo potenziale pubblico?
  • Metti in ordine le cose di cui occuparti. Io ho dato per scontato che portare persone ai tuoi profili fosse una priorità perché di solito è quello che serve a chi va poco d’accordo con i social, ma può darsi che tu abbia già tante persone che ti seguono. In quel caso le priorità cambiano, e allora creare contenuti più strategici potrebbe essere la tua priorità, o essere più costante (ti serve un aiuto per capire di cosa realmente hai bisogno per far sì che i tuoi social contribuiscano alla crescita del tuo business? Dai un’occhiata alla mia consulenza strategica dove ristabiliamo insieme le priorità e ti facciamo tirare un sospiro di sollievo.).
  • Programma i momenti in cui andrai a interagire. Mi raccomando, questa cosa dell’interazione è un’arma a doppio taglio e diventa facilmente un buco nero in cui entri alle 5 e ne esci che non sai più che anno è. Datti un tempo, metti un timer, e sii molto intenzionale nelle tue interazioni. Tradotto: no allo scrolling selvaggio, stai interagendo per un motivo, non si tratta di un passatempo! 

5: La confusione sul tuo business

Non c’è nemico più grande per dei canali social che funzionano della confusione sul tuo business. Magari sai che vuoi occuparti di un determinato settore, prendiamo ad esempio la grafica, però non sei sicura sul tipo di persone con cui vuoi lavorare, oppure non hai ancora chiarezza sul tipo di servizio che vuoi offrire, forse la tua passione è creare identità grafiche fantastiche per i canali social e non ti piace per niente creare loghi.

Ecco questa confusione passa anche nella tua comunicazione perché non hai un messaggio univoco da comunicare, e probabilmente pubblichi cose a caso senza un filo logico (o sarebbe meglio dire un filo strategico).

Quale problema specifico risolvi per i tuoi clienti? Tornando all’esempio di prima, se sei una grafica che ama creare template per le storie di Instagram o delle bellissime cornici per citazioni, ma non lo comunichi chiaramente, le persone che desiderano questi servizi non verranno da te, e anzi è probabile che ti ritrovi persone che vorrebbero che tu facessi loro i biglietti da visita. 

Non puoi comunicare quello che non è chiaro a te prima di tutto, sarebbe come dichiarare i tuoi sentimenti a qualcuno mentre non sei sicura nemmeno tu di quello che provi per questa persona. Pensi che capirebbe? No, perché ancora non lo hai capito nemmeno tu!

Come risolvere:

  • Parti con un’idea chiara sui quattro pilastri: quali sono i problemi che risolvi per le persone, in cosa consiste la tua offerta, quali sono i benefici, e a chi ti rivolgi; già avendo un’idea chiara su queste cose puoi risolvere l’80% delle problematiche che potrebbero presentarsi. Mi rendo conto che ti ho appena detto di fare un lavoro di personal branding che potrebbe durare mesi come se fosse una questione di due righe, rimedio subito: ti consiglio di iniziare dal libro di Gioia Gottini “Tutto fa branding”, un ottimo punto di partenza per fare chiarezza sulle quattro cose che ti ho suggerito sopra.
  • Se non hai un’idea chiara al 100%, parti con cautela. Quello che intendo è che se non sei sicurissima del problema che risolvi o della tua offerta, inizia con cautela senza scegliere un nome a caso, un dominio a caso e un branding a caso e pagando fior fior di quattrini per poi renderti conto tre mesi dopo che devi raddrizzare il tiro di un bel po’. Comincia, ma comincia con poco, ad esempio utilizzando il tuo profilo Instagram personale se ancora non hai chiaro il nome che vuoi dare al tuo business: se sei come me, ti serve scendere in campo prima che la chiarezza arrivi, quindi non aver paura di interagire, pubblicare contenuti e parlare con le persone anche se dentro non hai un’estrema chiarezza, perché la chiarezza arriverà facendo. 

Wow, se sei arrivata fin qui ti faccio i miei complimenti, hai trovato qualcosa che rispecchi la tua esperienza? Ti eri mai accorta che i social media sono così intimamente collegati a tanti aspetti del tuo lavoro e della tua vita? 

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